lunedì 10 gennaio 2011

La testimonianza di Clotilde

Pubblichiamo la lettera che abbiamo ricevuto da Clotilde, un'amica pediatra in pensione, che Chiara ha ospitato per quindici qui ad Addis. Siamo rimasti colpiti e commossi per le cose che scrive, dirette, chiare, semplici, di quella semplicità che arriva dritta al cuore. Per questo abbiamo pensato di girarvela per rendervi partecipi delle emozioni che si provano entrando in contatto con questa terra. La lettera di Clotilde ci ha fatto anche riflettere sulla grande responsabilità che ci troviamo fra le mani sia nei confronti della scuolina, che nei vostri confronti e nei confronti di tutti coloro che in qualsiasi modo decidono di "compromettersi" in questo progetto.
Grazie ancora a tutti voi.

Carissimi tutti, sono ritornata da Addìs Ababà (così è il nome corretto) da un giorno ed ho ancora la mente e gli occhi pieni delle sensazioni e delle immagini del mio soggiorno in Etiopia. Vorrei potervi descrivere tutto, ma mi sarà impossibile tanto i giorni sono stati intensi e tante le cose che ho visto e fatto. Questo pezzo di Africa mi ha subito presa, anzi direi afferrata. E' difficile per noi pensare di vivere in una città come Addìs Ababà fatta di un mare di casupole di fango e lamiera dal quale si ergono i palazzi lussuosi dell'Hotel Sheraton, dell'ONU e di altre organizzazioni internazionali. E' difficile accettare di condividere la strada, in mezzo ad un traffico senza regole, con mandrie di zebù, pecore, capre ed asini stracarichi, vecchissimi autobus con la loro scia di fumo nero e tante tante persone che camminano e che sembrano considerare la strada come la loro casa. Per molti la strada è davvero la casa ed ho visto anche donne con bambini piccoli vivere così, proprietari solo di una coperta e di un ombrello. Per me è stato difficile anche vedere in mezzo ad una strada fuori città cani randagi ed avvoltoi che si contendevano quel che restava del un corpo di un asino o sentire i lamenti di una bestia macellata. Ma tutto questo non mi ha impedito di immergermi subito in questa realtà e di sentirla mia, come se ci fossi sempre stata. Che sia questo il "mal d'Africa"?

Ma ho anche visto ed avuto tante cose belle: una calda accoglienza prima di tutto, poi sono stata ospitata in una bella casa dove ho avuto la sensazione di aver abitato da sempre, ho conosciuto care persone che ho sentito subito amiche. Grazie a loro ho fatto anche la turista trascorrendo i fine settimana in posti molto belli, tra cui un lago formatosi in un cratere e circondato da un ambiente verde e ricco d'acqua. Ma vi risparmio la piccola parte turistica del mio soggiorno come pure vi risparmio la descrizione della cerimonia del caffè: se qualcuno di voi è interessato la spiegherò a voce quando ci incontreremo. Vorrei invece parlarvi della nostra, dico "nostra" perché ormai la sento anche mia, scuolina di Yeka. Lo scorso anno alcuni insegnanti della scuola italiana sono venuti a conoscenza che a Yeka, un quartiere al limite della città, vi era una settantina di bambini in età prescolare tenuti durante il giorno in una casa di fango e lamiera senza servizi e senza acqua mentre le mamme, poverissime, erano al lavoro. E così Chiara, Patrizia, Marcella e Sandro dinamici ma anche pragmatici si sono buttati con entusiasmo in questo progetto ed in un solo anno è accaduto il miracolo: è stata affittata una casa in muratura, sono state arredate tre aule ed un ufficio, ma presto arriveranno banchi e seggioline nuovi, sono stati installati servizi igienici con (incredibile) docce, è stata attrezzata una sala da pranzo ed una piccola cucina per assicurare ai bimbi un pasto: per ora pane e latte, ma prestissimo frutta tutti i giorni e pasti proteici due volte alla settimana. Sono state assunte cinque insegnanti qualificate, due donne per le pulizie che nei fine settimana lavano e stirano tutti i grembiulini ed un guardiano notturno.

Figura molto importante è Kaleb, direttore della scuolina. Kaleb mi è stato di aiuto indispensabile e prezioso traducendo dall'amarico all'inglese ed accompagnandomi nelle case dei bimbi. Con lo scopo di migliorare anche le condizioni delle famiglie, facendole passare da uno stato di miseria almeno ad uno di povertà dignitosa, una quindicina di mamme (si sono scelte accordandosi tra loro) sono state avviate ad un corso di cucito ed altre attività sono in divenire. Per fare tutto questo i "soci fondatori" hanno anche cercato la collaborazione dell'associazione ligure "In cammino con la famiglia" che si occupa di gestire le adozioni a distanza e che è presente ad Addis con una casa di accoglienza per bambini di strada. Io ho visitato tutti i 75 bambini e con Kaleb abbiamo aggiornato le loro cartelle. Non li ho trovati in cattive condizioni anche tenuto conto delle condizioni in cui vivono, ma sono emerse varie patologie che richiederebbero cure o accertamenti.

Ma questo è il problema: in Etiopia non esiste un sistema sanitario e tutto deve essere pagato ed anche molto. Ci sono ospedali governativi gratuiti, in uno di questi sono anche entrata: ho visto i reparti di patologia neonatale, di pediatria e di chirurgia pediatrica, ma preferisco evitare qualsiasi descrizione. Ed ecco il nuovo progetto: creare un fondo cui attingere quando un bambino è ammalato e deve essere curato o ricoverato. Intanto si è iniziato a prendere informazioni, a cercare punti di riferimento per sapere dove ed a chi rivolgersi in caso di necessità. E' difficile infatti districarsi fra tutti gli ospedali di Addis, alcuni di buon livello ed altri no e spesso ognuno di loro è limitato a poche specializzazioni. Ma sempre tutto deve essere pagato. Però già stiamo per ottenere un risultato concreto e ne siamo felicissimi: grazie alla generosità di alcuni di voi ed a quanto mi è stato dato prima di partire la prossima settimana una nostra bambina, il caso più urgente, sarà operata da un ortopedico italiano presso l'ospedale italiano di Wolisso. Purtroppo questo ottimo ospedale, che in più ha anche tariffe accessibili, dista da Addis 110 Km e quindi potrà essere di riferimento solo per i casi più impegnativi.

Scusatemi per la prolissità, mi sono lasciata andare! Ma vorrei raccontarvi dell'accoglienza che mi è stata riservata quando sono andata nelle case dei bambini: piccole case con muri di fango e tetto di lamiera. Una sola stanza che prende luce dalla porta e divisa a metà da una tenda o da una coperta appesa dietro alla quale c'è il letto, uno per tutti. In un angolo c'è la tanica con l'acqua portata a spalla da chissà dove e che deve bastare per tutto e per tutti. Ma in quasi tutte le case dove sono stata ho visto ordine e dignità e sono stata accolta con molto calore e rispetto. Ho mangiato il pane che mi avevano preparato, un'altra volta mi è stata offerta l'injera con lo scirò e ho bevuto il tej. E sempre, prima di mangiare l'injera, l'immancabile cerimonia del lavaggio delle mani con l'acqua per loro così preziosa, ed ovunque l'altrettanto immancabile cerimonia del caffè. Ho ricevuto regali e mi hanno fatto anche le treccine, quindici, che però alla sera con l'aiuto di Chiara ho dovuto sciogliere perchè non sopportavo il mal di testa. Una volta però una di queste mamme ha pianto davanti a me per la vergogna e l'umiliazione di non aver nemmeno una sedia per farmi accomodare e non aver il necessario per offrirmi il caffè. Nella sua casa non c'è nemmeno il materasso e poi mi è stato detto che si guadagna da vivere raccogliendo sterco che fa seccare e poi vende come combustibile. Per altre il lavoro consiste nel portare le taniche con l'acqua o raccogliere legna e foglie di eucalipto.

Non posso finire senza raccontarvi della festa d'addio che le mamme e le insegnanti hanno organizzato per me il giorno della partenza. Nel cortile, alle tre precise del pomeriggio, c'erano molte mamme sedute ai loro posti e c'erano anche le insegnanti con Patrizia Marcella e Sandro. Chiara mi ha accompagnata. I bimbi erano tenuti occupati in un'aula con un film. Per me era stato preparato un tavolino con i fiori (ma per tutta la settimana ho avuto i fiori sulla scrivania) ed il regalo delle insegnanti. Quando sono entrata sono stata accolta da un applauso! Non sapevo più che dire e che fare, ero confusa e commossa e lo sono stata per tutto il tempo. Poi una mamma si è alzata in piedi ed ha tenuto un discorso evidentemente preparato: mi ha ringraziata perché sono venuta da così lontano ed ho speso tanti soldi per il taxi per andare tutti i giorni a vedere i loro bambini. Poi si è commossa. Un'altra mamma è andata avanti e mi ha detto che tutte loro mi vogliono bene, ma si è commossa anche lei e non ha potuto continuare. Una terza, la mamma della bimba che sarà operata, più disinvolta ha infine preso la parola ed ha detto che tutte hanno appezzato che io sia andata nella loro case e che non abbia avuto paura di abbracciarle e di baciarle, loro che di fronte a me si sentono sporche. Dopo le insegnanti hanno offerto il pane con la cerimonia del caffè cui sono seguiti musica e balli! Ho dovuto ballare anch'io, e tutte ridevano. E' stato un momento bellissimo, eravamo tutti felici, io un poco frastornata. Ho visto ridere anche mamme che al momento della visita erano state timide e vergognose. Poi, in ordinatissima fila indiana, sono usciti i bambini, con il loro zainetto sulle spalle pronti per gli ultimi giochi sul prato e andare a casa. E alla fine baci ed abbracci per tutti.

Mi scuso di nuovo per questa mail così prolissa, ma perdonatemi: avrei ancora tanto da raccontare, ma vi risparmio... Chissà se sono stata capace di darvi almeno una piccola idea di quello che ho provato io in queste due settimane, spero di esserci almeno in parte riuscita. Per finire dico che vorrei ritornare ad Addìs Ababà anche domani. Non so se sono stata colpita dal mal d'Africa, ancora non lo so. Ma se il mal d'Africa è questo è bello essere ammalati ed io farò nulla per guarire.

giovedì 23 dicembre 2010

sabato 27 marzo 2010


La mail che potete leggere di seguito, è di una coppia di amici che è stata qui, ad Addis, per l'adozione di una bimba, che ora è felicemente con loro in Italia. Sono cari amici di Patrizia, una delle fondatrici della scuolina. Hanno visitato la scuolina e vissuto le emozioni che leggerete. Vi inviamo questa testimonianza perchè possiate sentire anche da altre voci, le emozioni che si provano entrando in contatto con i bimbi e le mamme della scuolina.

Sandro e Marcella






Ciao a tutti, siamo Giulia e Claudio, amici di Patti e fortunati neo genitori di Senait.

Come Patrizia vi ha scritto, stiamo vivendo un momento fantastico della nostra vita; siamo appena tornati dall'Etiopia, dove Senait (splendida bimba di circa 6 anni, etiope) ci ha adottato :-))))

E così abbiamo avuto la fortuna di passare 3 settimane ad Addis Abeba, e tra le 1000 nostre emozioni abbiamo avuto la fortuna di vivere anche le emozioni dell'Africa e di visitare il piccolo e splendido Asilo che Patti, con Chiara, Adina ed altri amici, stanno aiutando a far crescere e desideriamo quindi raccontarvi anche le nostre sensazioni.

Al piccolo asilo siamo stati 2 volte. La prima. appena 2 giorni dopo aver abbracciato per la prima volta Senait. Per l'occasione è stata organizzata una festicciola di ringraziamento (la cerimonia del caffè). Con la festa hanno voluto ringraziare tramite noi tutti gli amici italiani che hanno aiutato e, speriamo, continueranno ad aiutare questa splendida iniziativa, contribuendo economicamente, inviando materiali vari e, sostanzialmente, "vivendo" questa piccolo ma enorme aiuto concreto e quotidiano che è una scuola per bambini in africa!

La festa, in cui sono stati distribuiti a ogni bambino, dal primo all'ultimo, dai più grandi ai più piccini, un sacchetto con abiti usati provenienti dall'Italia, e' stato un momento molto importante! C'erano tutte le madri, vicino ai loro piccoli, che rappresentano il loro difficilissimo ma splendido futuro! Le madri sono donne provate da un'estrema povertà, impossibilitate a dare un futuro ai loro cuccioli, madri coraggiose che trasmettono una grande dignità, madri per le quali l'asilo, creato dalle nostre splendide amiche, è l'unica possibilità di dare un'istruzione ai propri figli e con l'istruzione la speranza di un futuro migliore del loro.
Abbiamo visto molte madri spogliare i loro piccoli per vestirli con i nuovi abiti, e molti piccoli sono venuti a farsi ammirare con addosso gli abiti nuovi.
All'asilo, pur trattandosi di un piccolo edificio nella periferia di una delle più grandi e povere metropoli africane, si respira un'aria diversa, pulita, serena, dove la vita sembra tranquilla. Un posto dove tutti noi vorremmo far crescere i nostri piccoli!!!!! Le mamme, di cui Patti ci ha raccontato la difficile vita, sono riservate e timide, ma trasmettono "fisicamente" la loro commozione ed il loro ringraziamento!

Abbiamo visitato la struttura, le aule, le stanze dove si prepara il pane e dove possono riposarsi i piccoli, visto la macchina per produrre il pane e "gustato" il pane autoprodotto. Tutto semplice, tutto pulito!

Poi siamo tornati una seconda volta, una mattina della settimana, a vedere la quotidianità. Senza la festa, senza il caffè, ma con i bimbi in classe e le maestre in "azione". Una mattinata splendida! In ogni classe un paio di insegnanti, i bambini pronti a cantarci le canzoncine ed a farci vedere i loro disegni. Senait distribuiva caramelle e loro, educati e "rispettosi", hanno ricevuto le piccole caramelle facendo l'inchino!!! Sono bambini bellissimi, vestiti spesso con magliette e felpe italiane, magari di un paio di numeri più grandi, ma bellissime addosso a loro!

Nell'intervallo, tutti seduti sulle scale, hanno fatto la merenda e poi sono tutti corsi a giocare, come è loro diritto!!!!

Per noi, genitori adottivi di una splendida bimba la cui madre, probabilmente, non ha avuto la possibilità di mandare ad un simile asilo la propria piccolina, visitare l'asilo è stata una esperienza molto importante, che rimarrà per sempre nel nostro profondo. Quanto Patti e le sue colleghe, con l'aiutino di noi tutti, stanno facendo è qualcosa di molto, molto concreto. Non è un concerto miliardario, non è un ospedale, ma quei 70 bambini, adesso, hanno sicuramente una vita migliore di prima e, speriamo, hanno una speranza: quella di poter crescere con un minimo di sapere, con una felpa addosso, qualcosa in pancia e, soprattutto, con l'amore delle loro madri!

A nome di tutti questi piccoli tesori e delle loro mamme, ringraziamo Patti, Adina, Chiara, Sandro, Marcella, Kaleb, Henok, i volontari dell'asilo, le insegnanti e tutti, tutti voi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Un abbraccio,
Senait, Giulia e Claudio

sabato 20 febbraio 2010

sostegno a distanza

Siamo molto emozionati, Meron ci è stata assegnata e domani andremo a trovarla a casa sua e sarà l'occasione per conoscere la mamma. Ci accompagnerà Kaleb e porteremo qualche dono che ho portato dal mio ultimo viaggio in Italia.

mercoledì 3 febbraio 2010

Abbiamo iniziato ad imbiancare


i bimbi mangiano le merendine, all'ombra.... la prima è meheret, la "princess"...

Cerco di rientrare nelle emozioni forti che ancora provo quando vado alla scuolina. Dopo le varie riunioni per far partire i lavori, ieri abbiamo iniziato con il dipingere gli orrendi muri sporchi e scrostati. Tutti insieme, il mio amico Sandro, i volontari, le mamme e persino qualche papà, uomini rarissimi nella storia delle nostre madri. C'erano anche i guardiani delle case di Chiara e di Sandro e Marcella, che hanno dato volentieri una mano.

Abbiamo iniziato verso le 10 ed alle 17 era tutto fatto. In mezzo, i bambini che ti salgono addosso, le merendine comprate che portano gioia immensa, la frutta offerta alle mamme, che ricambiano preparando il caffè e facendo pane e injera. Noi sappiamo che i costi per loro sono alti e offrire questo a noi è un grosso sacrificio, ma loro vogliono esserci, fare la loro parte.. questo è il riconoscimento più bello, per noi. Mentre eravamo lì, con Sandro osservavamo che i bambini hanno vestitini laceri e spesso non hanno le scarpe. Cercherò di organizzare un container appoggiandomi a qualche organizzazione e di raccogliere vestiti, scarpe e giochi a luglio per inviarli poi alla prima partenza di un container. C’è tempo, quindi , per questo, ma magari sapendolo si riesce a fare le cose con calma. Per i vestitini, invece, si può iniziare subito. Le persone che verranno qui porteranno un po’ per volta le cose. La prossima settimana verrà Renato ed organizzeremo un incontro con le mamme. Loro hanno già capito che avete dato molto. Ieri ci hanno detto "we love you"…, e questo è rivolto anche a voi che state contribuendo con adozioni e donazioni, oltre che a noi che siamo qui. Ho scattato foto per chè possiate vedere i lavori iniziati. Andate su www.flickr.com/photos/patti58 e sulla cartella addis abeba, troverete le ultime 11 foto che riguardano i lavori di ieri. Domani avremo un' altra riunione per verificare i preventivi dei lavandini,del forno per il pane, e per le candidature per il posto da insegnanti , da assistenti e da guardiani.

Ma torniamo a ieri. Tu sei lì che lavori, ma le mamme ci sono sempre, come possono e per quanto possono. Pensate che hanno deciso di mettere 2 birr a testa (18 birr sono 1 euro) per comprare semi per piantare alberi lungo i muri dell’asilo per fare ombra. Questi alberi cresceranno con il nostro progetto. Io spero che siano il simbolo della nascita di qualcosa di importante, anche perché nascono tramite i pochi soldi che queste donne possono offrire. Hanno per questo un valore ancora più grande. E poi, ad un certo punto, mentre stavamo verificando i lavori nella nursery, sentiamo una musica e battere le mani in una delle aulette dove si stava lavorando. Vado a vedere e li trovo coi pennelli in mano, sporchi di vernice, che ballavano in mezzo alla classe, coi bimbi attorno che li imitavano, con le mamme che battevano le mani... Ma che bello, mi sono messa anche io con loro, e per un momento ho ritrovato quel sorriso che da qualche giorno non ho più. Sembra strano ma qui, dove sembra che tutto sia così difficile, dove i problemi di sopravvivenza sono tanti, senti in certi momenti che arriva un’energia di vita proprio dove la vita sembra essere più lontana, più dura. C’è tanta vita dove c’è tanta sofferenza…bisogna avere fede, speranza e forza…e forse non è un caso che io l’abbia vissuta così, proprio ieri, in mezzo al dolore di una perdita grande.

Patrizia

venerdì 22 gennaio 2010

visita alla scuolina

Oggi con Chiara, Patrizia e Giusy, siamo andati alla scuolina per far visita ai bambini che non vedevamo da Natale. Entrare alla scuolina da sempre una grande emozione. Appena siamo entrati abbiamo visitato la stanza che ospita i più piccoli che dormivano tutti insieme sdraiati sui materassi in perfetto silenzio. Quando siamo entrati nelle aule dei grandicelli, avendoci riconosciuti, i bambini hanno intonato la canzoncina che Silvia gli aveva insegnato, e hanno cantato a squarciagola in nostro onore in un italiano perfetto per la loro età. Appena fuori dalle aule ci è corsa incontro la “principessa”, Meron, che mi è saltata addosso e prendendomi per mano, ha cominciato a chiamarmi Ababa. Ho incontrato Kaleb, uno dei fondatori della scuolina, con il quale siamo rimasti d’accordo che venerdì prossimo andremo a comprare la vernice, e sabato inizieremo i lavori d’imbiancatura della aule. Andando via l’ultimo saluto è stato della “principessa” che è corsa al cancello e ha preteso un bacio di saluto.

domenica 17 gennaio 2010

sostegno a distanza

Il “SOSTEGNO A DISTANZA” è la forma di aiuto che abbiamo pensato di proporre come garanzia per una continuità al nostro prpgetto.
Si tratterebbe di trovare almeno 30 persone che possano sostenere 30 bimbi (dei 75 che frequentano l’asilo). Basterebbe quello, con un versamento di 30 euro mensili, per garantire all’asilo 900 euro ogni mese, sufficienti per coprire le spese. Più ne sosteniamo, più possibilità abbiamo di migliorare la situazione. Per farlo, essendo un progetto che deve essere controllato e documentato, ci appoggiamo ancora all' organizzazione IN CAMMINO PER LA FAMIGLIA , che conosciamo bene. Loro lavorano da anni in Addis e sono persone fidatissime con le quali abbiamo spesso collaborato e che ci hanno dato ottimi consigli per questo nostro progetto. Sono anche parte attiva nelle donazioni per avviare il nostro asilino.
Nadia, che è la persona che gestisce a tempo pieno questa associazione, è spesso ad Addis e ci ha “prestato” la sua organizzazione per creare questo sostegno. Quindi, mandateci la vs mail se siete interessati. La gireremo a lei che vi invierà i moduli di adesione e, dopo il primo versamento che conferma la vs intenzione di partecipare, vi manderà una scheda, fatta con i responsabili volontari etiopi, in cui ci saranno le informazioni, la storia del bambino ed una sua foto. Nel versamento che farete, scrivete “causale PROGETTO ENPA,” così si crea un canale di raccolta diviso dalle loro operazioni, solo per il nostro progetto. Sul posto, tramite il loro conto in banca (per noi privati non è consigliato aprire un conto lì), noi ritireremo i soldi che andranno a sostenere il bambino, ma anche tutto il nostro asilo. Ripeto ancora, perché mi sembra importante, che tutti i soldi, in qualsiasi forma arrivino, saranno spesi dietro stretto controllo da noi che siamo lì e tutto sarà perfettamente documentato. La trasparenza è assolutamente necessaria, in questi casi.
Patrizia, una insegnante della scuola italiana di addis, impegnata nel progetto.