giovedì 7 gennaio 2010

Per iniziare: la testimonianza di Chiara


Chiara, da alcuni anni consigliere del direttivo dell' associazione Namasté, si è trasferita in Etiopia dove insegna nella scuola italiana.
L' impatto con questo paese è stato molto forte: nonostante i tentativi per modernizzare il paese, la povertà è diffusa e il bisogno è immenso.
Con il rappresentante di un' associazione che opera nel campo degli aiuti umanitari, Chiara ha conosciuto la realtà di questa piccola scuola, che con un intervento relativamente oneroso potrebbe migliorare la qualità di vita di un gruppo di bambini.


6 dicembre

Oggi è stata una giornata grandiosa! Nadia, dell'associazione In cammino per la famiglia, di Genova, è qui per 15 giorni e ha invitato una troupe televisiva di rai3 della Liguria per far conoscere la loro associazione e le varie attività che si muovono qui.
Quindi ci siamo trovati questa mattina alla vecchia scuolina, genitori e bambini in 'alta uniforme' (per quanto possibile) e si sono fatte delle belle riprese, interviste alle mamme, ai volontari ...
Poi siamo andati tutti alla nuova scuolina per la quale finalmente è stato firmato il contratto d'affitto e pagato dicembre da Nadia.
Era la prima volta che le mamme vedevano la struttura: una casetta orizzontale con 4 entrate, quindi 4 aulette.
Il proprietario che la fece costruire aveva proprio l'intenzione di destinarla a scuola. Ora lui è morto, ma la sua intenzione è andata a buon fine! Ci sono due modesti bagni da sistemare, una stanza per la cucina e una per un piccolo ufficio. Ottimo per cominciare!


9 novembre


Il responsabile locale di una associazione che si occupa di aiuti ai bambini giovedì scorso ha voluto portarci sulla montagna, ai margini dei boschi di eucalipto, dove c'è una scuolina che raccoglie 60-70 bambini dai 3 anni fino all'età scolare.

Vi lavorano alcuni volontari che hanno fatto una specie di censimento casa per casa, nelle casupole di fango senz' acqua né elettricità, dove vivono mamme con bambini, molti malati, vivendo del niente che ricavano dall'essicazione delle foglie di eucalipto.
Per riempire un cesto occorrono 3 giorni di lavoro. Oppure lavorano per un dollaro circa, tutti i giorni senza riposo al campo in cui si producono sementi.

Non sanno neppure cosa vuol dire la salute, l'educazione, la buona nutrizione. Però sono persone miti, sorridenti e sperano per il futuro dei loro figli.

Nel villaggio vivono sfollati dall'Eritrea, emarginati, gente che vive sotto la soglia della povertà, a volte con solo meno di un dollaro al giorno. Sono per lo più donne sole, abbandonate dagli uomini quando erano incinte o vedove.
A volte sono i nonni o gli zii a custodire i bambini e spesso sono malati: dalla tubercolosi all'aids. In tali situazioni spesso non c'è neanche da mangiare, i bambini sono mandati a pascolare le pecore, a raccogliere legna; sono soggetti a pericoli, a violenze e abusi di tutti i tipi.
Nella scuolina i bambini sono raccolti e accuditi e quando possibile ricevono anche qualcosa da mangiare.
Ci aspettavano tutti composti nei loro banchetti fatiscenti, cantando canzoncine in inglese, ripetendo filastrocche...

La scuola è un edificio fatiscente, senza servizi né acqua, gli insegnanti e gli educatori sono tutti volontari, il governo non dà nulla perché sommerso da progetti e richieste.

Sabato mattina allora ci siamo trovati all'ufficio di Nadia per parlare della situazione e vedere cosa possiamo fare per loro.
Sono sicura che qualcosa possiamo fare, anche perché qui basta davvero poco per cambiare le cose."





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